Che cos’è una procedura di asilo accelerata?
Nel caso di una procedura di asilo accelerata, l’autorità competente esamina la domanda di asilo più rapidamente rispetto alla procedura ordinaria. Secondo le nuove norme dell’UE, l’esame dovrebbe, in linea di principio, concludersi entro tre mesi. Una procedura di asilo ordinaria può invece durare fino a sei mesi.
Le procedure accelerate dovrebbero svolgersi alle frontiere esterne dell’UE o nei centri di accoglienza situati in prossimità delle frontiere, ovvero prima ancora che i richiedenti asilo entrino nell’UE. Le procedure accelerate riguardano soprattutto i richiedenti asilo provenienti da paesi di origine in cui il tasso di protezione è pari o inferiore al 20 per cento.
In questi casi, l’UE ritiene che i requisiti per il riconoscimento dello status di rifugiato o della protezione sussidiaria siano soddisfatti in casi relativamente rari. Per questo motivo, in futuro le domande non saranno più esaminate nell’ambito di una procedura di asilo ordinaria, ma nell’ambito di una procedura accelerata. Le domande di asilo provenienti da questi paesi di origine vengono inoltre respinte più spesso in quanto «manifestamente infondate».
È importante sottolineare, tuttavia, che anche in un procedimento accelerato ogni domanda di asilo deve essere esaminata singolarmente. Le persone provenienti dai paesi di origine interessati non possono essere respinte in modo generalizzato. Esse conservano i propri diritti nel corso del procedimento di asilo e possono presentare ricorso contro una decisione negativa.
Con l’avvio del sistema GEAS cambiano alcune norme fondamentali per i richiedenti asilo nell’UE. Tra queste figurano nuove procedure di screening, procedure alle frontiere, norme di Dublino più severe e possibili riduzioni delle prestazioni. Chi è interessato e quali sono i cambiamenti nel dettaglio?...
I richiedenti asilo provenienti da questi paesi devono aspettarsi procedure accelerate
L'UE ha ora pubblicato un elenco dei paesi di provenienza per i quali la quota di protezione nel 2025 non superava il 20%. In futuro, tale elenco servirà come base per decidere se i richiedenti asilo debbano essere sottoposti a una procedura accelerata.
Tra i principali paesi di provenienza con una quota di protezione pari al massimo al 20 per cento figurano:
- Iraq (18,4%)
- Repubblica Democratica del Congo (15,9%)
- Nigeria (14,3%)
- Pakistan (13,3%)
- Messico (12,7%)
- Kazakistan (12,4%)
- Sri Lanka (12,3%)
- Indonesia (11,7%)
- Turchia (11,7%)
- Libano (11,6%)
- Giordania (10,4%)
- Thailandia (10,6%)
- Algeria (8,7%)
- Uzbekistan (8,8%)
- Sudafrica (8,1%)
- Senegal (7,8%)
- Angola (7,4%)
- Georgia (6,1%)
- Kosovo (6,0%)
- Ghana (5,8%)
- Tunisia (4,9%)
- Cambogia (4,9%)
- Marocco (4,5%)
- India (2,2%)
- Venezuela (2,2%)
- Vietnam (2,3%)
- Serbia (1,9%)
- Macedonia del Nord (0,6%)
- Bosnia ed Erzegovina (0,8%)
- Repubblica di Moldavia (0,8%)
Cosa significa questo per i richiedenti asilo provenienti da questi paesi?
A partire dal 12 giugno 2026, i richiedenti asilo provenienti da questi paesi di origine potranno essere sottoposti a una procedura di asilo accelerata, nella maggior parte dei casi ancora prima di entrare nell’UE.
Se, a seguito dell’esame, l’autorità accerta che non sussiste alcun diritto alla protezione, la domanda di asilo può essere respinta in quanto manifestamente infondata. In tal caso, può essere negato l’ingresso nel territorio dell’UE oppure il richiedente asilo è tenuto a lasciare l’Unione europea.
Le persone interessate possono comunque presentare ricorso contro la decisione. Tuttavia, nella procedura accelerata si applicano termini più brevi e norme più severe rispetto alla procedura di asilo ordinaria.